venerdì, 26 novembre 2004

CARMINE ABATE, LA FESTA DEL RITORNO
(Mondadori, pp 161)
E' una sera d'inverno, in un paesino calabro di lingua albanese. Davanti a un falò si intrecciano le voci di un padre, costretto a trascorrere molti mesi lontano dalla famiglia per lavorare lassù in Francia, al freddo , e quella di suo figlio bambino, che racconta la sua infanzia senza padre, tra la natura rigogliosa e felice d'un paese che conosce a menadito. Man mano che la narrazione prosegue scopriranno di essere uniti da un segreto che riguarda la figlia maggiore.
Felice, è la parola che viene spontanea pensando a questo romanzo. Felicissimo l'occhio dell'infanzia, utilizzato qui forse addirittura meglio che in Io non ho paura di Ammaniti. Mirabile la descrizione indiretta del paesino, luogo locus amenus della nostalgia per uno e del presente per l'altro, e allo stesso tempo inseme di tradizioni e linguaggi che rischiano di scomparire per sempre. Straordinari i personaggi, cane Spertina compreso.
*******1\2**