giovedì, 10 marzo 2005

BIANCA PITZORNO - LA BAMBINAIA FRANCESE
(Mondadori, pp 497)
Sophie ha solo otto anni quando, nel 1832, la sua mamma muore di tisi nella soffitta umida in cui vivono. Parrebbe destinata all'ospizio, ma grazie a un colpo di fortuna viene immediatamente adottata da una ballerina dell'Opera bella e gentile che ha bisogno di qualcuno per accudire la figlia Adèle. In casa sua Sophie farà amicizia con un ragazzino nero proveniente dalle Antille e avrà la possibilità di frequentare con altri bambini le lezioni di un vecchio marchese illuminista. Tutto sembra andare per il meglio, ma una serie di sfortunati eventi sposterà la vicenda in Inghilterra, in una grande villa triste e vuota dispersa nella brughiera. L'istitutrice di Adèle sarà una certa signorina Jane Eyre. Ci sarà da fidarsi di lei?
Bianca Pitzorno, la più grande autrice per bambini che abbiamo, si era già cimentata due volte, con ottimi risultati, nel romanzo storico: nel più didascalico "Con la carovana di Alessandro" ci aveva portati a seguire il Macedone in capo al mondo e ne "La bambina col falcone" ci aveva trasportati in un affresco molto particolareggiato dell'Italia di Federico II. La "Bambinaia francese" segna un passo avanti in questo percorso, perché è molto più di un semplice romanzo storico: è una parodia dei feuilleton ottocenteschi, con tanto di coup de theatre a ogni fine capitolo, e nella seconda parte diventa un'originale riscrittura di Jane Eyre.
Ormai la letteratura per ragazzi (che si sta facendo sempre più crossover, con pubblicazioni che piacciono in egual misura agli adulti),nella dominante serialità degli Harry Potter, delle Valentine, dei Piccoli Brividi e Geronimi Stilton di turno, sì è, appiattita. Anzi, peggio: ha perso gran parte dell'originario potere evocativo, del trasmettere curiosità, dell'invogliare il lettore ad avvicinarsi ad altri mondi, dell'appassionarsi al altre storie, ad altri libri, ad eventi solo accennati tra quelle pagine. Sanno solo rinchiudere la fantasia del lettore in mondi chiusi, immaginari e completamente autoreferenziali, tanto è vero che, dopo aver chiuso il libro, il lettore ha solo fame di un'altra puntata della serie o di una storia simile con personaggi fatti con lo stampino. La Pitzorno, coraggiosamente, esce da questo meccanismo, creando un gioiello emozionante, divertente, e soprattutto, aperto a un'infinità di mondi. Senza accorgersene, ci si ritrova ad assorbire un sacco di informazioni e curiosità sulla vita e la cultura dell'Ottocento inglese e francese, sulla conquista della Antille, sull'Illuminismo, su Jane Eyre... e viene solo voglia di saperne di più.
Cinquecento pagine che passano in un soffio. Io le ho lette in due giorni, e nella notte in mezzo quasi non sono riuscita a chiudere occhio dalla curiosità di sapere come andasse avanti. Strepitosa lettura per tutti, dai dieci ai novantanove anni.
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