sabato, 12 marzo 2005

SIMONETTA AGNELLO HORNBY, LA ZIA MARCHESA
(Feltrinelli, pp 322)
Il racconto polifonico dell'esistenza di Costanza Safamita, nata in Sicilia a metà dell'Ottocento da una ricca famiglia di proprietari terrieri. Amatissima dal padre, rifiutata dalla madre, cresce nelle stanze della servitù, diversa da tutti per i capelli rossi e il rango sociale. Nominata unica ereditiera per volontà paterna, si ritroverà ad affrontare la mondanità Palermitana e una vita matrimoniale deludente, sempre sull'orlo del baratro, un po' come il mondo in cui vive.
La storia di Costanza, baronessina prima e marchesa poi, è bella e coinvolgente: in alcuni punti si fatica a staccarsi dal libro. Ma ci sono troppi personaggi, troppe lungaggini, troppi dialettismi che, ohimé, per i non siculi rendono il testo poco leggibile. Più che l'immenso Gattopardo, questo romanzo mi ha ricordato l'atmosfera e parecchi tratti de "la lunga vita di Marianna Ucria" della Maraini, pure che non m'era piaciuto. E sì che amo le storie di famiglia.
Probabilmente, visto quanto avevo amato La mennulara, opera precedente della Horby, avevo aspettative troppo alte. Era difficile, del resto, mantenersi ai livelli di un esordio così felice. Ma qualcosa di più si poteva anche fare.
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