domenica, 27 marzo 2005

ROCCO CARBONE - LIBERA I MIEI NEMICI
(Mondadori, pp 232)
Lorenzo è un uomo solo. Sarebbe anche un uomo triste se non fosse per la sua propensione all'aiuto, che lo porta sia ad occuparsi, con risultati alterni, del fratello tossicodipendente, sia a tenere un corso di letteratura nel carcere femminile della sua città. In seguito alla lettura di un libro si prenderà a cuore la situazione di Lucia, un'ex terrorista detenuta in quella prigione da più di vent'anni nella sezione di massima sicurezza. Convincendola prima a frequentare il suo corso, poi a chiedere un giorno di permesso per una gita al mare, le farà riacquistare la voglia di vivere e di costruirsi un futuro in semilibertà. I due hanno tanti ricordi in comune, sono figli della stessa città e della stessa epoca. Un'epoca violenta, in cui bisognava scegliere da che parte stare e in cui non sempre una ragazzina del liceo poteva essere sicura di tornare a casa viva. Ma perché Lorenzo ha sentito il bisogno di entrare in contatto con Lucia? La spiegazione è tutta una terribile mattina di vent'anni addietro.
Gli Anni di Piombo si stanno allontanando, e dopo il cinema (vedi Buongiorno, Notte!) anche la letteratura sta cominciando ad assorbirli. Aveva spianato la strada Villalta, l'anno scorso, raccontando i tormenti del figlio abbandonato di una brigatista, e ora anche Carbone ci racconta una storia che mostra le ripercussioni di quell'epoca di armi e di lotte sul presente. E ce lo racconta benissimo, in uno straordinario romanzo pieno di dolore e dignità, che mostra un uomo e una donna, per motivi diversi, incancellabilmente segnati da ferite che non si sono ancora cicatrizzate e probabilmente non lo saranno mai
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